Leishmaniosi canina: la ricerca di Fausto Ubaldi

Leishmaniosi canina

La Leishmaniosi canina è una delle patologie più temute dai proprietari di cani, soprattutto nelle aree mediterranee. Negli ultimi anni ha suscitato particolare interesse la ricerca indipendente condotta dal chimico umbro Fausto Ubaldi, che ha deciso di approfondire un possibile utilizzo dell’Artemisia annua come supporto nella gestione della malattia.

Come nasce la ricerca di Fausto Ubaldi

La storia prende avvio dalla passione di Fausto Ubaldi e di suo figlio per i cani da caccia. Per anni la famiglia ha dovuto affrontare la perdita di diversi animali colpiti dalla Leishmaniosi, nonostante le terapie veterinarie disponibili.

Spinto dalla propria formazione scientifica e dal desiderio di trovare un’alternativa, Ubaldi ha iniziato a studiare il comportamento del protozoo Leishmania infantum, responsabile della malattia.

L’intuizione sull’artemisia annua

Nel 2016 Fausto Ubaldi si interessa agli studi che hanno portato al Premio Nobel per la Medicina assegnato alla ricercatrice cinese Tu Youyou per la scoperta delle proprietà terapeutiche dell’artemisia annua contro la malaria.

L’intuizione nasce dal possibile parallelismo tra il protozoo della malaria, il Plasmodium, e la Leishmania infantum. Non trovando studi specifici sull’argomento, il chimico decide di coltivare personalmente alcune piante di Artemisia annua e di preparare un estratto seguendo le indicazioni tradizionali cinesi.

Secondo quanto raccontato da Ubaldi, l’efficacia dell’estratto deriverebbe non soltanto dall’artemisinina, ma anche dalla presenza di numerosi principi naturali antiossidanti come quercetina, eugenolo e altri composti bioattivi.

I primi risultati sui cani affetti da Leishmaniosi

Nel 2017 il preparato viene utilizzato su una femmina di cane in gravidanza colpita dalla Leishmaniosi. Il trattamento prevedeva una somministrazione orale giornaliera pari a 1 ml per kg di peso corporeo, suddivisa in due dosi.

Secondo il racconto di Ubaldi, già dopo pochi giorni il cane avrebbe mostrato miglioramenti evidenti nella mobilità e nell’alimentazione, fino a un recupero completo nel giro di circa dieci giorni. L’animale avrebbe successivamente partorito otto cuccioli.

I test di laboratorio e il coinvolgimento degli istituti italiani

Successivamente il preparato è stato sottoposto a verifiche preliminari attraverso collaborazioni con ambienti universitari italiani. I test effettuati sul protozoo Leishmania infantum avrebbero evidenziato una significativa inibizione dei ceppi analizzati.

Inoltre, secondo quanto riportato, le analisi tossicologiche su cellule canine e umane non avrebbero mostrato particolari livelli di tossicità.

L’interesse durante il periodo Covid-19

Durante il periodo pandemico, Fausto Ubaldi ha inoltre contattato l’Istituto Superiore di Sanità per valutare possibili effetti dell’estratto anche su alcuni ceppi virali. Secondo quanto riportato nel suo racconto, sarebbero emersi risultati preliminari di interesse in laboratorio, senza però ulteriori sviluppi clinici ufficiali.

Dosaggio e preparazione del prodotto

Secondo le indicazioni divulgate da Fausto Ubaldi:

  • nei casi di prima diagnosi si consiglia 1 ml per kg di peso corporeo al giorno, suddiviso in due somministrazioni, per circa 10 giorni;
  • nei casi cronici o recidivanti il trattamento potrebbe prolungarsi da 30 a 50 giorni con dosaggi ridotti.

Per un cane di circa 20 kg sarebbero necessari circa 200 ml di preparato per un ciclo iniziale completo.

Gli ultimi step necessari

La ricerca di Fausto Ubaldi ha attirato l’attenzione di molti proprietari di animali alla ricerca di approcci alternativi o complementari nella gestione della Leishmaniosi canina.

Attualmente la ricerca di Fausto Ubaldi è supportata dalla collaborazione con la dottoressa Antonella Mileto. La raccolta dei dati permetterà al preparato di ottenere il riconoscimento e la titolarità sperata.